
Il contesto: un settore in espansione
Le costruzioni italiane attraversano uno dei cicli più favorevoli degli ultimi decenni: secondo le elaborazioni ANCE su dati ISTAT, gli investimenti complessivi del settore hanno superato la soglia dei 200 miliardi di euro annui, con la componente infrastrutturale e pubblica in forte crescita grazie al PNRR, al Piano complementare e ai finanziamenti per l'alta velocità e la messa in sicurezza del territorio. In questo quadro, i grandi gruppi nazionali hanno consolidato dimensioni e portafogli ordini mai visti in passato.
La selezione che segue è redazionale e indipendente: considera fatturato consolidato, portafoglio ordini (backlog), peso dell'attività in Italia e rilevanza industriale, sulla base di bilanci pubblici e dei dati diffusi dalle società. Le cifre sono ordini di grandezza riferiti agli ultimi esercizi disponibili: per i valori ufficiali si rimanda ai bilanci e alle comunicazioni societarie.
Le 5 maggiori imprese di costruzione in Italia
1. Webuild
Nata dalla storica Impregilo e quotata a Piazza Affari, Webuild è il maggior gruppo italiano delle costruzioni e uno dei principali player mondiali delle grandi infrastrutture: ricavi nell'ordine dei 10 miliardi di euro l'anno, un portafoglio ordini che supera i 50 miliardi includendo le commesse in acquisizione, e presenza in oltre 50 Paesi con decine di migliaia di addetti diretti e dell'indotto.
Tra i cantieri simbolo: tratti dell'alta velocità e delle linee ferroviarie nazionali, la metropolitana M4 di Milano, il potenziamento della rete idrica e opere estere come le metropolitane di Riyadh e di altre grandi città, progetti ferroviari in Australia e dighe in tre continenti. Il gruppo ha costruito gran parte della sua reputazione su opere complesse in sotterraneo e grandi impianti idroelettrici.
2. Salcef Group
Gruppo romano quotato in Borsa, Salcef è il primo operatore italiano nel settore ferroviario: costruzione e manutenzione di linee, rinnovi binari, sovrastrutture e opere infrastrutturali connesse. Il fatturato consolidato ha superato la soglia del miliardo di euro, con una quota crescente realizzata all'estero, dall'Europa al Medio Oriente all'Africa.
Il modello integrato — che va dalla progettazione alla produzione di traversine e materiali, fino al riciclo in sito con impianti proprietari — consente margini e controllo della filiera rari nel settore. Tra le commesse: lotti dell'alta velocità e dell'alta capacità nazionale, oltre a contratti pluriennali di manutenzione per i gestori di rete italiani ed esteri.
3. Pizzarotti
Fondata a Parma nel 1910, Impresa Pizzarotti & C. è una delle più antiche e note general contractor italiane, con ricavi consolidati nell'ordine del miliardo di euro e attività in Europa, Medio Oriente, Africa e Nord America. Il portafoglio spazia dagli ospedali agli edifici direzionali, dalle infrastrutture stradali e ferroviarie agli interventi nel settore energetico.
Tra le realizzazioni più note figurano grandi opere sanitarie, ponti, tratti autostradali e commesse di prestigio all'estero. Il gruppo ha puntato negli ultimi anni sulla sostenibilità di cantiere e sulla digitalizzazione dei processi, mantenendo la struttura a controllo familiare che ne caratterizza la governance da quattro generazioni.
4. CMB
La Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi, fondata nel 1908, è la maggiore cooperativa di produzione e lavoro del settore e uno dei principali costruttori nazionali: fatturato nell'ordine del miliardo di euro, migliaia di soci e dipendenti, e un portafoglio che copre edilizia sanitaria, residenziale, terziaria, restauro e infrastrutture.
CMB è particolarmente attiva negli ospedali e nelle grandi opere pubbliche, realizzati spesso in project financing o in associazione temporanea con altri player, e vanta un significativo portafoglio di restauri su edifici monumentali. La natura cooperativa ne fa un caso unico nel panorama italiano, con forte radicamento territoriale e una lunga tradizione di formazione interna.
5. Itinera
Itinera, società del gruppo ASTM (controllata dalla famiglia Gavio), è uno dei principali costruttori italiani di infrastrutture stradali e grandi opere, con un fatturato che si colloca stabilmente nella fascia alta della classifica nazionale e una significativa presenza internazionale, dagli Stati Uniti al Nord Europa ai mercati africani e mediorientali.
Il legame con il gruppo concessionario autostradale garantisce un flusso continuo di commesse su tratte e viadotti, mentre all'estero la società è attiva in progetti stradali, ospedalieri e commerciali di grande scala. Tra i cantieri più impegnativi degli ultimi anni figurano interventi su infrastrutture strategiche nazionali e commesse in joint venture con partner internazionali.
Tabella comparativa dei 5 gruppi
| Gruppo | Sede | Specializzazione | Fatturato (ordine di grandezza)* | Presenza estera |
|---|---|---|---|---|
| Webuild | Milano | Grandi infrastrutture, dighe, metro | ~10 mld € | Oltre 50 Paesi |
| Salcef Group | Roma | Ferrovie, manutenzione binari | >1 mld € | Europa, Medio Oriente, Africa |
| Pizzarotti | Parma | General contractor, sanità | ~1 mld € | Europa, Medio Oriente, USA |
| CMB | Carpi (MO) | Ospedali, edilizia pubblica, restauro | ~1 mld € | Europa |
| Itinera | Tortona (AL) | Strade, autostrade, grandi opere | ~1 mld € | USA, Nord Europa, Africa |
*Valori approssimati ricavati da bilanci e comunicazioni pubbliche degli ultimi esercizi disponibili. Per i dati ufficiali aggiornati si rinvia ai siti societari.
Le tendenze che ridisegnano il settore
Tre fenomeni stanno cambiando la fisionomia delle grandi costruzioni italiane. Il primo è la concentrazione: acquisizioni e aggregazioni hanno ridotto il numero dei player capaci di gestire commesse miliardarie, mentre il tessuto delle piccole e medie imprese alimenta l'indotto in subappalto. Il secondo è la digitalizzazione: l'obbligo BIM negli appalti pubblici spinge verso modelli informativi, cantieri connessi e controllo di gestione in tempo reale — ne parliamo nella guida sul BIM obbligatorio e le sue scadenze e nella selezione dei migliori software BIM.
Il terzo fenomeno è la sostenibilità: requisiti CAM, calcestruzzi a basso impatto e rendicontazione ESG sono ormai criteri di gara. Sul fronte dei materiali, il nostro approfondimento sul cemento sostenibile illustra le soluzioni che i grandi gruppi stanno adottando per ridurre l'impronta carbonica delle opere.
Lavorare nelle grandi costruzioni: la sfida del reclutamento
Tutti i grandi gruppi segnalano la stessa criticità: trovare personale. La domanda riguarda ingegneri civili e ambientali, geometri, tecnici di cantiere, gruisti, escavatoristi, saldatori e addetti specializzati in sotterraneo. Le stime di filiera parlano di decine di migliaia di ingressi necessari nel triennio per coprire i piani di produzione legati a PNRR e grandi opere.
Le risposte passano da academy interne, convenzioni con istituti tecnici e ITS, programmi di formazione in carcere e percorsi per i giovani del Sud. Per chi valuta l'ingresso nel settore, le grandi imprese offrono percorsi di carriera internazionali difficili da trovare altrove, con la controindicazione di trasferte e cantieri mobili. Sul quadro normativo che governa le commesse pubbliche resta fondamentale il Codice dei contratti pubblici.
«Il vero collo di bottiglia delle grandi opere italiane non è la finanza: è il cantiere che non trova braccia e competenze.»
I trend del settore costruzioni nel 2026
Il settore attraversa una fase di transizione dopo gli anni straordinari degli incentivi: il fatturato si è riassestato su volumi più fisiologici, ma la composizione della domanda è cambiata in modo strutturale. Tre trend guidano le strategie dei grandi gruppi. Il primo è la domanda pubblica da infrastrutture: PNRR e fondi di coesione hanno spostato il baricentro verso opere di trasporto, scuole, sanità e idraulica, premiando i gruppi con capacità di gestione di commesse complesse e partnership con operatori esteri. Il secondo è la digitalizzazione della filiera: BIM obbligatorio, piattaforme di gara e rendicontazione ambientale hanno alzato le barriere all'ingresso delle commesse pubbliche, concentrando il mercato nelle mani di chi ha investito in processi.
Il terzo trend è la sostenibilità come requisito di mercato: certificazioni ambientali degli edifici, rendicontazione del carbonio incorporato, filiere di materiali tracciate. Non è più comunicazione: sono requisiti di gara e condizioni di finanziamento delle banche, e le grandi imprese hanno costruito divisioni dedicate. Per le PMI della filiera — la spina dorsale del settore — la sfida è l'integrazione: lavorare in RTI e in subfornitura qualificata con i grandi gruppi, portando specializzazioni (strutture, impianti, restauro) che le commesse complesse richiedono. Il più grande programma pubblico in corso, con i numeri dei cantieri aperti, è analizzato nel nostro approfondimento su edilizia scolastica e PNRR; per le regole di gara, la guida al nuovo Codice degli Appalti.
Come si aggiudicano i grandi appalti
Le grandi opere si vincono molto prima della busta economica. Il percorso delle commesse importanti parte dagli elenchi e dalle qualificazioni: la SOA nelle categorie e classifiche corrette è il biglietto d'ingresso, ma le gare sopra soglia richiedono anche referenze di opere analoghe, rating di legalità, certificazioni di qualità, ambiente e sicurezza, e bilanci che dimostrino la capacità di sopportare il ciclo finanziario della commessa — grandi opere significano anticipi di cantiere e incassi dilazionati. Per questo le imprese si presentano in RTI e consorzi: aggregare qualificazioni, referenze e spalle finanziarie è la regola, non l'eccezione.
Nella fase di offerta, la partita si gioca sull'offerta tecnica nei criteri di aggiudicazione all'offerta economicamente più vantaggiosa: progetto esecutivo, metodologie di cantiere, cronoprogramma, piano della sicurezza, proposte di miglioramento. I gruppi strutturati mantengono uffici gare permanenti che lavorano mesi su una singola commessa; l'improvvisazione si riconosce e si punisce. Infine, la fase che decide la redditività: la gestione del contratto — varianti, riserve, revisione prezzi, contabilità — dove si guadagna o si perde ciò che l'offerta ha promesso. È il motivo per cui le classifiche di fatturato raccontano solo metà della storia: la solidità di un gruppo si misura sulla capacità di chiudere le opere in conto e senza contenziosi, non solo di aggiudicarsele.
Domande frequenti sulle grandi imprese di costruzione
Qual è la più grande impresa di costruzioni italiana?
Webuild è il maggior gruppo italiano per fatturato e portafoglio ordini: ricavi nell'ordine dei 10 miliardi di euro l'anno, presenza in oltre 50 Paesi e specializzazione in grandi infrastrutture.
Quanto fatturano le grandi imprese di costruzione italiane?
Da circa 1 miliardo a oltre 10 miliardi di euro l'anno per il gruppo di testa; i principali player di ferrovie, strade e general construction si collocano tipicamente tra 1 e 3 miliardi di euro di ricavi.
Su quali cantieri lavorano i grandi costruttori italiani?
Alta velocità ferroviaria, metropolitane di Milano, Roma e Napoli, tratti autostradali, opere idrauliche, dighe, ospedali e grandi commesse estere in Medio Oriente, Australia e Americhe.
Le grandi imprese assumono nel 2026?
Sì: la domanda riguarda ingegneri, geometri, tecnici di cantiere e operai specializzati, con programmi di academy e recruiting nazionali per coprire migliaia di posizioni legate a PNRR e grandi opere.
Le grandi imprese di costruzione lavorano anche per i privati?
Sì, ma su commesse di scala adeguata: sviluppi residenziali, direzionali, sanità, industria. Per i lavori domestici restano il riferimento le imprese generali locali.
Fonti: bilanci consolidati e comunicazioni societarie dei gruppi citati; elaborazioni ANCE su dati ISTAT; rapporti Osservatorio ANCE e RES. La selezione è redazionale e indipendente: nessuna impresa ha contribuito economicamente a questo articolo. Le cifre sono ordini di grandezza; per i dati ufficiali si rinvia ai bilanci pubblicati.